Interviste20 giugno 2026
Il Tempo: Dossier sulla Lega - Vittoria per Di Rubba
Alberto Di Rubba incassa il primo risultato in una vicenda giudiziaria destinata ad avere ricadute ben oltre i singoli protagonisti. Il deputato della Lega e tesoriere del partito è stato infatti riconosciuto dal pm come parte offesa nell’inchiesta della Procura di Roma sul cosiddetto "sistema Striano". Ovvero, il presunto meccanismo di accessi abusivi alle banche dati riservate dello Stato che avrebbe alimentato per anni articoli e inchieste giornalistiche.

Si tratta di un passaggio procedurale rilevante: la qualifica di parte offesa attribuisce a Di Rubba lo status di soggetto direttamente danneggiato dai reati contestati. Per il par- lamentare leghista è il primo punto di una partita ancora tutta da giocare. Una partita che approderà a ottobre da- vanti al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura nei confronti di 16 perso- ne e articolata in 57 capi d’imputazione.
Al centro dell’indagine c’è Pasquale Striano, ufficiale della guardia di finanza in servizio presso il Gruppo di Segnalazioni di operazioni sospette (Sos) della procura nazionale Antimafia, accusato di aver effettuato per anni accessi non autorizzati a banche dati istituzionali particolarmente sensibili. Secondo l’impianto accusatorio, gli accessi abusi- vi sarebbero stati compiuti tra il 2012 e il 2023 e avrebbero riguardato centinaia di nominativi, tra politici, imprenditori, professionisti e personaggi pubblici. Poi c’è il capitolo stampa. Infatti è stato chiesto il processo anche per i giornalisti Giovanni Tizian e Stefano Vergine (autori di numerose inchieste sulla Lega per L’Espresso e Il Domani). Secondo l’accusa, il modus operandi era questo: i giornalisti avevano bisogno di prove per i loro articoli sui politici; Striano accedeva illegalmente ai database di Stato, scaricava le Sos (che per legge sono coperte dal più assoluto segreto per non allertare i riciclatori) e le passava ai cronisti. Da qui gli scoop. Le accuse contestate dalla Procura sostengono l’esistenza di una collaborazione stabile tra i due cronisti e Striano finalizzata all'acquisizione e alla divulgazione di informazioni coperte da segreto. Tuttavia, il nodo centrale, per la Procura, non riguarda il con- tenuto giornalistico degli articoli né la loro veridicità, ma la provenienza delle informazioni. Le segnalazioni di operazioni sospette rappresenta- no infatti documenti riservati che, per legge, non possono essere divulgati.
L’ipotesi accusatoria sostiene che tali informazioni sarebbero uscite illegalmente dai circuiti istituzionali attraverso accessi abusivi ai sistemi informatici dello Stato. «Per anni ho visto la mia per- sona sbattuta su tutti i giornali e ho provato a difendermi denunciando per diffamazione ci dice Di Rubba-. La risposta è quasi sempre stata: è giornalismo d’inchiesta. Non posso che essere soddisfatto che sia stato qualificato come parte offesa e si indaghi per capire il fenomeno della fuoriuscita di queste informazioni riservate». Una dichiarazione che fotografa il cuore del confronto destinato ad animare un eventuale futuro processo: il confine tra diritto di cronaca e utilizzo di informazioni ottenute attraverso presunte violazioni dei sistemi di sicurezza dello Stato.
Di fatto, ora c’è un dato processuale: Di Rubba è stato riconosciuto parte offesa. Il re- sto sarà deciso dall’udienza preliminare di ottobre, quando il giudice dovrà decidere se confermare l’impianto accusatorio e mandare tutti a processo, aprendo un dibattimento che promette di scoperchiare non solo i retroscena della finanza politica italiana, ma anche il marcio di un pezzo di Stato che ha usato i segreti della Repubblica per fare (o distruggere personaggi) carriere giornalistiche.
