Alberto Di Rubba ad Affaritaliani: «Bollo ed Euro 5, due risultati di Matteo Salvini. Meno tasse e meno divieti»
Alberto Di Rubba, deputato, tesoriere e responsabile Automotive della Lega, è intervenuto ad Affaritaliani sui recenti provvedimenti che riguardano automobilisti e motociclisti: dall’esenzione del bollo nel 2027 all’intervento del Governo che evita il blocco dei diesel Euro 5 nel Bacino Padano. Al centro dell’intervista i risultati ottenuti grazie all’impegno di Matteo Salvini, il confronto sulla transizione ambientale e i prossimi obiettivi sul fronte della mobilità. «In pochi giorni sono arrivati due risultati importanti per milioni di italiani. Prima il bollo auto e moto, ora gli Euro 5. Due battaglie sulle quali Matteo Salvini ha lavorato con determinazione e due impegni che si trasformano in fatti concreti. La nostra linea è chiara: meno tasse e meno divieti per chi ogni giorno utilizza un’auto o una moto». Euro 5, 1,4 milioni di veicoli coinvolti nel Bacino Padano Secondo i dati diffusi, in Italia circolano circa 3,5 milioni di autoveicoli e 600 mila veicoli commerciali diesel Euro 5. Nel solo Bacino Padano sono coinvolti oltre 1,2 milioni di autoveicoli e circa 200 mila veicoli commerciali, per un totale di circa 1,4 milioni di mezzi. «Avevamo detto che avremmo lavorato per evitare questo blocco e Matteo Salvini ha chiesto un intervento mirato al Governo, portando il tema in Consiglio dei ministri. Oggi quell’impegno è diventato un provvedimento concreto. Dietro quei numeri ci sono famiglie, lavoratori, artigiani e imprese che utilizzano quei mezzi ogni giorno. Non si può pensare di affrontare la transizione obbligando milioni di persone a sostituire un veicolo ancora perfettamente funzionante». La scelta del Governo è stata criticata da Legambiente, che ha definito il rinvio delle limitazioni ai diesel Euro 5 «una scelta sbagliata», chiedendo di accelerare gli investimenti nel trasporto pubblico, nella mobilità sostenibile e nei veicoli a zero emissioni. «La differenza tra le due impostazioni non potrebbe essere più evidente. Da una parte c’è chi continua a proporre la politica dei no e dei divieti, dall’altra c’è chi deve fare i conti con la vita reale delle persone. È molto facile chiedere di fermare 1,4 milioni di veicoli; provino però a spiegare a un lavoratore, a una famiglia o a un artigiano che da domani deve spendere decine di migliaia di euro per cambiare un mezzo che funziona perfettamente e che magari sta ancora pagando. Sembra che per una certa idea di ambientalismo la soluzione sia sempre la stessa: vietare, limitare, imporre e lasciare il conto ai cittadini. Noi questa impostazione la respingiamo». Di Rubba ha quindi posto l’attenzione sulle diverse fonti di emissione e sugli interventi alternativi ai divieti: «Mi chiedo perché, quando si parla di qualità dell’aria, il bersaglio debba essere sempre l’automobile. I dati ISPRA dicono che dal 1990 le emissioni di PM2,5 del trasporto stradale sono diminuite di quasi il 70%. Se vogliamo davvero ridurre l’inquinamento, perché non intervenire con la stessa determinazione anche sugli impianti di riscaldamento, incentivandone la sostituzione, che per una famiglia ha un costo enormemente inferiore rispetto all’acquisto di un’auto nuova? Basta pensare che la soluzione sia sempre vietare agli italiani di usare la propria macchina: affrontiamo tutte le fonti di emissione e partiamo dagli interventi che possono produrre risultati senza mettere in difficoltà le famiglie. La qualità dell’aria è un tema serio e proprio per questo merita soluzioni serie: investimenti, innovazione, infrastrutture, rinnovo del parco circolante e neutralità tecnologica. Non provvedimenti ideologici che rischiano di colpire soprattutto chi ha meno possibilità economiche». Il taglio del bollo Anche l’esenzione dal bollo ha provocato critiche politiche. Esponenti delle opposizioni hanno contestato il provvedimento, arrivando a definirlo una «mancetta» e sollevando dubbi sulle conseguenze per i bilanci delle Regioni. Il provvedimento prevede però risorse statali destinate proprio a compensare il minor gettito regionale derivante dall’esenzione. «Se lasciare più risorse nelle tasche di milioni di italiani significa dare una “mancetta”, allora abbiamo evidentemente due idee diverse di politica. Ed è estremamente scorretto far passare il messaggio che togliere il bollo significhi sottrarre risorse alle Regioni o alla sanità, perché il provvedimento prevede espressamente le compensazioni per il minor gettito. Da una parte c’è chi torna periodicamente a parlare di nuove imposte e patrimoniali. Dall’altra c’è Matteo Salvini che lavora per ridurre le tasse e impedire nuovi divieti alla mobilità. Sono due modi profondamente diversi di intendere la politica». Mobilità, famiglie e imprese Per Di Rubba, le misure sulla mobilità mostrano anche una differenza più ampia nelle priorità e nell’utilizzo delle risorse pubbliche. «A criticarci oggi sono anche quelli che, quando erano al Governo, hanno scelto di spendere miliardi in misure come il Superbonus e i banchi a rotelle. Noi abbiamo fatto una scelta diversa: utilizzare risorse per ridurre le tasse, tutelare la mobilità e lasciare più soldi nelle tasche di famiglie e lavoratori. Alla fine sono i fatti a segnare la differenza. Per milioni di persone l’auto o la moto non sono un lusso: servono per andare al lavoro, accompagnare i figli, raggiungere territori dove non esistono alternative adeguate o mandare avanti un’attività». Dietro il tema della mobilità c’è inoltre un’intera filiera: «Parliamo di aziende, concessionari, officine, artigiani e migliaia di posti di lavoro. Difendere automobilisti e motociclisti significa anche difendere un settore fondamentale della nostra economia».

