Interviste30 maggio 2026
"Ferrari elettrica? Logica imposta dall'Ue" — Sbagliato puntare solo sul green
Intervista a Radio Libertà ripresa da Il Sussidiario su Ferrari Luce, Green Deal europeo e futuro dell'automotive italiano.

Ferrari non è un marchio qualsiasi: è il simbolo più forte dell'Italia nel mondo dei motori. Significa motori, meccanica, passione, innovazione, identità industriale. Quando vediamo che anche il Cavallino Rampante è costretto a rincorrere una logica imposta dall'alto, più ideologica che industriale, è evidente che siamo davanti a un problema molto più grande della singola auto elettrica.
La Lega non è contro l'elettrico, voglio precisarlo. Non è contro la ricerca, non è contro il futuro. Il punto è che il futuro non può essere deciso a tavolino da Bruxelles. Bruxelles non può imporre una sola tecnologia e cancellare tutto il resto. L'Europa ha provato a trasformare una scelta tecnologica in un obbligo politico e questo è l'errore enorme del Green Deal: pensare che si possa guidare la transizione contro il mercato, contro le imprese, contro gli automobilisti e contro l'intera filiera produttiva.
Serve neutralità tecnologica: elettrico, certo, ma anche ibrido, biocarburanti, e-fuel, idrogeno e motori endotermici evoluti. Non deve essere la burocrazia europea a decidere cosa deve vivere e cosa deve morire. Il fondo da 1,6 miliardi stanziato dal governo è un segnale importante per sostenere imprese, lavoratori e filiere produttive. Ma serve soprattutto una battaglia politica forte in Europa: la mobilità deve restare un diritto, non diventare un privilegio per pochi.
