Torna alla rassegna
Politica11 agosto 2026

Salvini contestato all’Agnata, Di Rubba a Il Sussidiario: «La libertà non può valere solo per chi la pensa allo stesso modo»

La contestazione nei confronti di Matteo Salvini durante il concerto di Diodato all’Agnata, la storica tenuta sarda di Fabrizio De André, ha acceso il dibattito politico e mediatico. Sulla vicenda è intervenuto Alberto Di Rubba, deputato e commissario regionale della Lega Sardegna, che ha condannato quanto accaduto e rivendicato il diritto di chiunque, indipendentemente dalle proprie idee politiche, a partecipare liberamente a un evento culturale. Il caso è nato dalla presenza del vicepremier e leader della Lega tra il pubblico del concerto. Salvini aveva scelto di partecipare all’evento da appassionato di musica e per rendere omaggio a Fabrizio De André, artista al quale ha più volte dichiarato di essere particolarmente legato. La sua presenza, tuttavia, è stata contestata da una spettatrice, che ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso decidendo poi di lasciare il concerto. Un episodio sul quale Di Rubba è intervenuto con una presa di posizione netta, ripresa anche da Il Sussidiario, sottolineando quella che considera una contraddizione evidente tra i principi di libertà e tolleranza spesso rivendicati a sinistra e la reazione provocata dalla semplice presenza di un esponente politico non gradito.

Salvini contestato all’Agnata, Di Rubba a Il Sussidiario: «La libertà non può valere solo per chi la pensa allo stesso modo»
«Contestare Matteo Salvini per la sua presenza al concerto di Diodato all’Agnata è una brutta pagina di intolleranza politica. Matteo era lì per una ragione molto semplice: ascoltare musica e rendere omaggio a uno dei più grandi cantautori della storia italiana. Non era un comizio, non era un'iniziativa politica e non c'era alcuna volontà di appropriarsi di un luogo o di un artista. Era semplicemente uno spettatore come tutti gli altri. Eppure è bastato avere idee politiche diverse perché qualcuno ritenesse la sua presenza incompatibile con quel luogo». Secondo Di Rubba, la questione va oltre il singolo episodio e riguarda un principio fondamentale della convivenza democratica. «La sinistra parla continuamente di libertà, tolleranza, inclusione e rispetto delle diversità. Sono principi che dovrebbero appartenere a tutti. Il problema nasce quando qualcuno pensa che valgano soltanto per chi condivide determinate idee. La libertà non può funzionare a corrente alternata: o vale per tutti oppure smette di essere libertà». Al centro della riflessione del deputato leghista c'è anche la figura di Fabrizio De André, che trascorse una parte importante della propria vita in Sardegna e che proprio all'Agnata trovò uno dei suoi luoghi più significativi. Di Rubba ha ricordato come il cantautore genovese abbia sempre rivendicato una cultura profondamente libertaria e un'idea di società fondata anche sul rispetto dell'altro e sulla capacità di convivere con le differenze. «De André si definiva un libertario e parlava della tolleranza come di uno dei primi segni della civiltà. Per questo trovo ancora più paradossale utilizzare oggi il suo nome, la sua storia o la sua musica per sostenere che qualcuno non dovrebbe trovarsi in un luogo perché ha determinate idee politiche. Significa trasformare un patrimonio culturale che appartiene a tutti in qualcosa che appartiene soltanto a una parte». Per Di Rubba, infatti, nessun artista può essere trasformato in uno strumento attraverso il quale stabilire chi abbia o meno il diritto di partecipare a un concerto. Un principio che vale ancora di più per una figura come De André, la cui produzione artistica ha attraversato generazioni e sensibilità politiche molto diverse. «De André non è di destra e non è di sinistra. Non appartiene a un partito e nessuno può mettergli una bandierina addosso. Appartiene alla cultura italiana e soprattutto appartiene a tutte le persone che, magari partendo da idee completamente differenti, continuano ad ascoltare le sue canzoni e a riconoscersi nelle sue parole. La musica dovrebbe unire, non diventare uno strumento per dividere». Di Rubba ha quindi posto una domanda volutamente provocatoria rispetto a quanto accaduto all’Agnata. «In quel concerto, con ogni probabilità, c'erano tante persone che votano Lega o centrodestra. Nessuno le ha contestate perché semplicemente nessuno conosceva le loro preferenze politiche. Allora qual è il punto? Dovremmo iniziare a chiedere alle persone cosa votano prima di consentire loro di entrare a un concerto? Dovremmo stabilire quali artisti possano essere ascoltati dagli elettori di un partito e quali da quelli di un altro? Sarebbe assurdo. Ed è proprio per questo che quanto accaduto dovrebbe far riflettere». La diversità delle idee, sottolinea Di Rubba, non rappresenta un problema da eliminare, ma uno degli elementi sui quali si fonda una democrazia. «Si può contestare politicamente Matteo Salvini, si possono criticare le sue scelte, si può votare contro di lui e si può avere una visione completamente diversa dalla nostra. È la democrazia. Ma trasformare l'avversario politico in una persona che non dovrebbe neppure trovarsi nello stesso luogo significa superare un confine pericoloso. Non voglio un'Italia nella quale esistano concerti di destra e concerti di sinistra, ristoranti di destra e ristoranti di sinistra, piazze nelle quali qualcuno possa entrare e qualcun altro no sulla base delle proprie idee». Una posizione che Di Rubba lega anche all'immagine della Sardegna e alla necessità di difendere il carattere aperto e ospitale dell'isola. «La Sardegna è una terra libera e ospitale e deve continuare a esserlo. Nessuno dovrebbe mai sentirsi fuori posto o persona non gradita soltanto per ciò che pensa o per ciò che vota. Possiamo avere idee diverse, anche profondamente diverse, ma dobbiamo essere capaci di condividere gli stessi luoghi, ascoltare la stessa musica e rispettarci reciprocamente». «La politica si combatte con le idee, con le proposte e con il voto, non decidendo chi sia degno o meno di ascoltare una canzone. La cultura non ha padroni, la musica non ha tessere di partito e Fabrizio De André non appartiene a una fazione. Appartiene a tutti. È proprio chi dice di difendere ogni giorno libertà e tolleranza che dovrebbe ricordarselo per primo».
Vedi altre news