Di Rubba: «La politica resti fuori dai tribunali. Da anni provano a distruggere la Lega, hanno fallito»
Il deputato e tesoriere federale della Lega Alberto Di Rubba è intervenuto a Roma al panel “Giustizia, andiamo avanti oltre gli ostacoli”, nell’ambito della due giorni della Lega “A tua difesa – verso la Finanziaria 2027”, alle Officine Farneto. Un intervento dedicato alla riforma della giustizia, al rapporto tra politica e magistratura e agli attacchi mediatici subiti dalla Lega negli ultimi anni, con alcuni passaggi ripresi dalle agenzie di stampa. «Nessun cittadino deve entrare in un’aula di tribunale facendo il segno della croce, sperando che il giudice che gli è capitato non lo consideri prima di tutto un avversario politico. Pensiamo a un medico: quando cura un paziente non gli interessa sapere cosa vota, se Lega o Partito Democratico, se tifa Milan o Inter. Per un giudice deve essere la stessa cosa», ha spiegato Di Rubba. Da qui la necessità di proseguire sulla strada della riforma: «La politica deve restare fuori dalle aule di tribunale e le correnti politiche fuori dalla magistratura. Anche per questo dobbiamo andare avanti con la riforma della giustizia. La giustizia non deve essere di destra o di sinistra: deve essere giustizia». Nel corso del suo intervento Di Rubba ha poi ripercorso gli anni in cui, a partire dal 2018, la Lega e Matteo Salvini sono stati al centro di una lunga serie di inchieste e servizi giornalistici. Nel 2018 Matteo Salvini stava rilanciando un partito che rompeva gli equilibri politici del Paese. In quel momento abbiamo fatto paura ed è proprio in quegli anni che parte quella che considero una vera e propria macchina del fango. Dossieraggi, articoli, inchieste, processi mediatici e Report, che dal 2018 ha dedicato oltre venti servizi alla Lega. Un meccanismo che, secondo Di Rubba, non avrebbe riguardato soltanto i vertici del movimento: «Un attacco che non ha colpito soltanto Salvini o alcuni dirigenti a lui vicini, tra cui il sottoscritto, ma un intero partito, i suoi militanti e i suoi amministratori. Per anni hanno provato a distruggerci, ma non ci sono riusciti: siamo ancora qui, a testa alta». Di Rubba ha infine richiamato quanto sta emergendo sul fronte dei dossieraggi, chiedendo che venga fatta piena luce sulle responsabilità: «Vogliamo sapere cosa c’è dietro, chi cercava determinate informazioni, dove finivano, chi le utilizzava e soprattutto chi sono i mandanti.

